Quale rapporto intrattiene il femminismo con la pornografia e il sesso? Chiaramente non una relazione pacifica. Le femministe considerano da sempre la pornografia - forse senza tenere presente la potenzialità espressiva e libera dell’universo in gonnella - come una mercificazione del femmineo, sottomissione brutale della figura della donna. Qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa da nascondere, qualcosa che non deve avvenire. La brutalità del porno e del sesso meccanico e svuotato dei sentimenti, le piogge dorate, la coprofagia, gli snuff movie, le riviste patinate, il sesso di gruppo, i cosidetti bukkake, l’anal: come definirli, analizzarli, considerarli? Quali sono i punti di vista delle più accanite femministe e come decidere di rispondere, capovolgendole, a talune definizioni?
Alan Soble è un professore di Filosofia, ha scritto diversi libri sul tema, ha tenuto corsi e lezioni universitarie, è chiaro che la sfera del sesso e del sessuale lo interessano parecchio, non fa niente per nascondere la sua personale fruizione di materiale pornografico. E non ci sono ragioni per cui dovrebbe farlo. Perché è così attratto da questi temi? Perché il porno fa  parte del sociale, perché ha una relazione stretta con la psicologia umana e perché è un tema che può essere trattato dal punto di vista filosofico che è il mare in cui naviga il professore americano di New Orleans. Il suo è un tentativo di spezzare le ipocrisie, di inneggiare alla polisemicità intrinseca del porno, da consumare con godimento senza arrivare a pensare che la mera fruizione diventi sinonimo di imitazione, di immedesimazione che da immaginata si fa concreta. Vedere un film porno non significa necessariamente decidere di agire allo stesso modo, ci sono immagini che eccitano ma che rappresentano azioni che il soggetto osservante non ripeterebbe mai nella realtà del quotidiano. Il punto di vista di Soble, che è un fiume in piena di citazioni pur tralasciando la specifica di attori/registi/film porno degni di nota (peccato!), è libero, sganciato dalla moralità bigotta, lontano da quell’idea di costrizione e distruzione della dignità femminile (secondo lui la parità dei sessi è felicemente raggiunta nelle pellicole hard) e nel suo essere tendenzialmente maschile non diviene mai maschilista. Non si sogna certo di definire il mondo della pornografia come qualcosa di pulito ed elogiabile, ma allo stesso tempo ne rifiuta categoricamente la limitazione a qualcosa di subordinante al 100%. Ognuno percepisce l’esperienza secondo il proprio livello di desiderio/perversione/confidenza con se stesso. Un volumetto godibile e curioso, forse a tratti un po’ troppo teorico e maniacalmente dettagliato, ma pur sempre interessante e utile data l’importanza che la fruizione di immagini e video hard riveste nella società odierna, condizionando la collettività.

(Carlotta Vissani, Mangialibri, 05/02/2010)

Cos’è in realtà la pornografia e quanta colpa ha nello scadimento del costume odierno? È questo ciò che ci viene da pensare prendendo in mano questo volumetto di Effepi Libri dall’aspetto indubbiamente peccaminoso, sulla cui copertina campeggia una signorina niente male che non ci farà la cortesia di coprirsi per essere ignorata (o solamente per evitare commenti laidi), e ci inviterà piuttosto a prenderci la responsabilità di guardarla bene, prima di accennare alla benché minima e inutile apologia femminista - femminista nel senso superato e ristretto del termine, ritengo.

Il saggio, così come si presenta, non presta il fianco alla facile critica che ha nel tempo analizzato la pornografia senza però mai analizzarla veramente (e, come sostiene l’Autore, forse senza mai aver mai visto davvero una pellicola piuttosto che una immagine), in una operazione di censura volta solo a negare una evidenza di ben altra natura, proponendo al suo posto una chiave di lettura del tutto fuorviante quando non addirittura ridicola e volontariamente ingannevole e ottusa.

Soble rovescia alcuni dei modelli sinora esistenti, usando una logica nient’affatto pretenziosa, e sondando la problematica pornografica da un punto di vista maschile ma non maschilista, in cui la figura della donna - a dispetto di quanto banalmente sostenuto dalla generazione femminista che si è trincerata nella difesa totale dell’elemento femminile senza però capire da sé il potere implicito e rivoluzionario che tale istanza ha nella realtà pratica, oltre che in quella dei valori - appare tutto fuorché derisa e violata. La pornografia, vista e analizzata senza preconcetto, esplica la sua azione “salutare” nei modi più disparati e quel che viene sottolineato è che - fuor di ogni dubbio - la pornografia (concettuale) sta negli occhi di chi la cerca e guarda, non tanto nel contenuto, perché le immagini sono polisemiche per loro implicita natura, e ciò che rappresenta la perversione di uno non è detto che rappresenti anche quella di altri. Si cerca poi proprio di far luce su ciò che è pornografia - anche solo fine a se stessa - e su ciò che rappresenta il sogno erotico in sé o la perversione, perché il filone perverso non è prettamente pornografico così come lo intendiamo noi. Oggi la Rete ci offre un ventaglio di possibilità d’indagine - oltre che di trastullo - che non può trarre in inganno l’occhio onesto che vi si approccia con scopo critico. A voler bene sgranarli, gli occhi, tutto vedremo fuorché stupri e violenze su donne succubi (i video snuff non afferiscono alla pornografia, quindi c’è da fare anche una dovuta chiarificazione a questo riguardo, specie perché rappresentano una casistica da inquadrarsi molto a latere) ma vedremo l’esplicazione di un potere che piuttosto tende a schiacciare il maschio che non può farne a meno, e deve possedere non limitatamente a scopare, ma a venerare, il corpo femminile in ogni sua appendice e mucosa.

(Alessandra Di Gregorio, Scrittura Informa, 28/03/2009)

Un libro necessario

di Pietro Adamo

(Delta di Venere)

Pornografia, sesso e femminismo di Alan Soble, pubblicato in origine nel 2002, e oggi tradotto da Effepi Libri (Monte Porzio Catone 2007, pp. 230), è un libro semplicemente necessario. Appartiene alla categorie delle difese «filosofiche» del porno, ma, al contrario di quanto si legge in copertina, la prospettiva di Soble non è affatto quella di un liberal (cioè un «progressista» generico all’americana): la sua strategia di difesa dell’hard dall’attacco femminista non consiste nel vaniglizzarlo, nel negare cioè che sia «brutto, sporco e cattivo», ma al contrario nell’accettare e nello spiegare la sua dirtiness all’interno delle sue proprie ragioni d’essere. Soble è chiaramente e dichiaratamente un fruitore appassionato (cosa che si evince bene anche dal suo primo libro sull’argomento, pubblicato più di vent’anni fa) e sa sempre molto bene di cosa sta parlando. Non lo coglierete mai a negare la rilevanza del cum shot facciale o dell’anal profondo. Sul piano dei presupposti, insiste sulla varietà e di conseguenza sulla «polisemicità» del porno, di contro alle letture semplificatrici delle femministe e dei loro sostenitori, in genere orientate a schiacciare l’hard su un unico paradigma, quello della sottomissione della donna all’uomo. Al contenuto politico-psichiatrico dell’attacco femminista (cioè all’idea, tipica del duo Dworkin-MacKinnon, che il porno costituisca materiale imitativo), Soble oppone un’acuta argomentazione da pornofilo politicamente scorretto, che rivela fino in fondo il suo grado di comprensione della meccanica della fruizione dell’hard: « La MacKinnon non capisce niente dell’argomento. Ci sono molte immagini pornografiche che mi eccitano e mi procurano piacere sessuale, ma io non vorrei mai realmente fare quel che il contenuto apparente mostra (né mi sognerei mai di farlo davvero). Dubito di essere il solo in questo pervertimento morale», conclude tongue in cheek. All’etica positiva che emerge dalla polemica femminista (l’enfasi sulla necessità del rispetto reciproco, giudicata imprescindibile per una vita sessuale sana) contrappone l’«animalità» in cui sguazza la pornografia: «L’istintivo, incontrollabile eccitamento, il tumulto, la passione irrefrenabile, gli spasmi involontari, la ricerca di onnipotenza, l’infantilismo primordiale»; l’hard è disumanizzante nel senso che oggettivizza le persone, lamentano: «Hanno ragione, tutte le immagini sessuali sono oggettivanti. Ciò significa, allora, che la loro avversione è verso il sesso in sé e per sé, perché il sesso è per sua natura oggettivante». È da questo punto di vista «scorretto» che Soble affronta le notazioni delle femministe su alcuni punti «caldi» (dal cum shot all’analinguus alle piogge dorate) e la costruzione della loro particolare mitologia antiporno (la «sofferenza», la «subordinazione»), mai negando il carattere dirty del porno e mai normalizzandolo. Nel libro, per il quale, lo capirete, ho grandissima ammirazione, trovo comunque un neo metodologico di rilievo: Soble è abbondantissimo nelle sue citazioni e conosce da professionista il dibattito filosofico intorno all’hard; ma in quanto alla pornografia stessa, pur entrando nel merito delle sue pratiche e delle sue consuetudini creativo-produttive, è muto, non cita autori, tendenze, film, sembra quasi considerarla tutta uguale, priva di storia, di sviluppi, di percorsi. Un’impostazione che sembra implicitamente dar ragione, per lo meno su un punto, ai denigratori «culturali» del porno.