Truffaut e Guitry: ironici

 provocatori di riflessioni

di Jessica Ingrami

 

(www.excursus.org luglio 2011)


Insieme coprono quasi un secolo, ma i periodi delle loro carriere sono ben distinti: François Truffaut irrompe nel panorama cinematografico alla fine degli anni Cinquanta sino all’inizio degli anni Ottanta, mentre Sacha Guitry è soprattutto un uomo di teatro che ricopre il ruolo di attore, regista e autore dai primi del Novecento alla metà degli anni Cinquanta. Claudio Nutrito, nel libro I due magnifici insolenti. Le parole irriverenti di Francois Truffaut e Sacha Guitry (Effepi Libri, pp. 148, € 12,00), rivela alcune sorprendenti affinità tra questi due artisti così apparentemente diversi.
Il punto esatto in cui si incontrano è proprio nella loro arte, con parole e personaggi al limite dell’insolenza: «Un’insolenza – scrive Nutrito – che non è mai arroganza gratuita, ma piuttosto un’assoluta franchezza nell’esprimere punti di vista inconsueti, in contrasto con i luoghi comuni più diffusi». Il loro anti-conformismo rischia di essere scambiato per immoralità, quando non è altro che un diverso modo di mostrare, con intelligenza e coraggio, una morale diversa da quella corrente: «Un’insolenza che può svelarci una nuova verità o ricordarci, in modo tagliente, una vecchia verità dimenticata».

Infatti, dello stesso Guitry, Truffaut scrive: «con idee buffe e brillanti mostra i vantaggi dell’incostanza in amore, l’utilità sociale degli asociali, ladri, assassini, gigolò, ...».

 
Da chi fa arte, che siano pièce teatrali o quadri esposti in galleria, spesso ci aspettiamo un dichiarato e doveroso impegno sociale: essendo personaggi pubblici e influenti possono favorire il diffondersi di idee e concetti, così da sensibilizzare il pubblico su tematiche precise. Non è proprio il caso di François e Sasha che esprimono una palese avversione nei confronti dell’arte “impegnata”. Truffaut dichiara che «non ha senso scegliere di fare cinema perché “si ha qualcosa da dire”, perché si farebbe più in fretta a dirlo in una conferenza o in un programma televisivo». Il risultato finale di un cinema intriso di politica sarebbe innaturale e privo di spontaneità perché «gli attori cominciano a parlare come i giornali della settimana». Il Truffaut disimpegnato non è solo regista, ma anche uomo: egli dichiara, infatti, di non aver mai votato.
Anche Guitry rifugge dalla presa di posizione: «Non credo alla sincerità delle opinioni politiche ostentate dai grandi artisti. Non è affar loro. Devono restare spettatori degli avvenimenti che si producono, perché il loro compito è prevederli con malizia, oppure descriverli con sottigliezza». A rinforzo della propria tesi, Sacha richiama il principio fondamentale della libertà d’espressione dichiarando: «Sono libero di avere delle opinioni, e questa è una gran bella cosa, ma vorrei anche essere libero di non averne».
Uno degli aspetti più affascinanti che accomuna, seppure in modo diverso, i due artisti è il loro rapporto con il gentil sesso e l’amore. Truffaut ha una passione così sfrenata per le donne che ne fa veri e propri oggetti d’arte all’interno dei suoi film, fino a considerare impensabile realizzarne uno con soli uomini: «Tristezza senza fine dei film senza donne. Detesto i film di guerra, eccetto il momento in cui un soldato tira fuori dalla tasca una fotografia di una donna da guardare. […] Il cinema è l’arte di far fare delle belle cose a delle belle donne». Guitry, invece, si avvicina molto alla misoginia, impregnando le proprie frasi di palese maschilismo e dichiarando apertamente che le donne sono il principale oggetto «del suo (ri)sentimento».

 

In verità, il libro di Nutrito non parla di François Truffaut e Sacha Guitry, ma piuttosto fa parlare direttamente loro. Non poteva esimersi, quindi, dal menzionare il loro vero, grande e insostituibile amore: il cinema per Truffaut e il teatro per Guitry. Secondo il primo, infatti, «per chi fa un mestiere artistico, il lavoro diventa qualcosa di molto importante nella vita: a volte diventa troppo importante, come una religione che può invadere e rimpiazzare tutto. Per me è inconcepibile, per esempio, che un cineasta vada a sciare. “Se fosse contento con il suo lavoro – mi dico – non andrebbe a farsi la settimana bianca”. Per me – continua Truffaut – il cinema rimpiazza tutto, vacanze comprese». Se vi sembrano parole esagerate, basti pensare che per lui il lavoro è una vera e propria fonte di felicità, la quale supera addirittura la vita privata e personale. A parlare di quest’ultima ci pensano i suoi stessi film che si basano su una concezione “popolare” del cinema, raccontando le vicissitudini quotidiane dei personaggi e affrontando tematiche importanti, ma raccontate in modo originale e mai banale: «Bisogna sempre cambiare direzione proprio nel momento in cui le cose stanno per prendere una piega convenzionale».
«Recitare vuol dire avere un appuntamento d’amore, tutte le sere alle nove, con mille persone». Così dichiara Guitry, palesando il proprio amore viscerale per il teatro e per il pubblico. Quest’ultimo da lui descritto come «un’onda che ritorna tutte le sere, che non è mai la stessa e che conserva tuttavia sempre la stessa forma, e le vostre risate che si alzano e che si abbassano lentamente, ricordano un po’ l’affascinante rumore delle onde sulla spiaggia». Per Guitry il pubblico è il vero e unico giudice, quello che in un istante può far passare un attore dalle stelle alle stalle, quello che, però, va protetto e salvaguardato: «Dopo quarantacinque anni che faccio il mestiere di attore, ho osservato molte volte che quelli che hanno la pretesa di sapere cosa vuole il pubblico, sono persone che hanno la tendenza a pensare che il pubblico sia del tutto idiota».

Le ultime sezioni del libro di Nutrito sono dedicate interamente ai pensieri e alle parole dei due artisti, dando largo spazio ad estratti dei loro film e dei loro spettacoli: riflessioni e battute che nascondono verità sottili e spesso scomode, poco apprezzate dai più ma rese piacevoli da una sapiente creatività. C’è chi li definisce sprezzanti, freddi, irriverenti e cinici. Ma, in fondo, come dice Oscar Wilde «il cinismo è l’arte di dire le cose come sono, non come dovrebbero essere». Ed è esattamente quello che hanno fatto Truffaut e Guitry, liberandosi dai pregiudizi stereotipati che spesso la società insegna.

 






Truffaut e Guitry: il bello di essere insolenti e geniali

di Irene Bignardi

(Il Venerdì di Repubblica, 5 maggio 2011)

Va detto subito. I due magnifici insolenti, un piccolo libro firmato da Claudio Nutrito e pubblicato da Effepi Libri, è costruito su poco più che un pretesto, un gioco condotto in maniera ben poco sistematica e coerente. Eppure, offre l'occasione di qualche divertimento.
Cominciamo col dire che non si vede bene che cosa abbiano in comune per formare una coppia esemplare - a parte il tricolore francese, l'amore per le donne e il fatto di essere stati pessimi studenti - i due «magnifici insolenti» del titolo, Sacha Guitry e Francois Truffaut.
Ma l'insolenza, anche se la parola è fuori moda, ci parla di una categoria umana interessante, se la si intende come sicurezza di sé, come aggressività intellettuale, come quella impertinenza che rende meno noiose e ovvie le discussioni quotidiane. In tal caso, tra gli insolenti, mancherebbe qui all'appello, per i comportamenti più che per le frasi celebri, Jean-Luc Godard.
Guardiamo dunque I due magnifici insolenti semplicemente come un'antologia di detti, a volte divertenti, e, ahimé, quasi sempre coscientemente misogini di Guitry (
«Sto per fare cornuti trenta uomini contemporaneamente: vado a letto con mia moglie»). Ma anche come uno zibaldone di aneddoti e di frasi, più o meno celebri, ma molto meno divertenti, di Truffaut, con contorno di qualche intervento brillante di Groucho Marx («Noi tre potremmo formare una coppia ideale»), di Sarah Bernhardt («L'amore è un colpo d'occhio, un colpo di reni e un colpo di spugna») e di Mark Twain («Non ho mai consentito alla scuola di interferire nella mia educazione»). Perché, dunque, parlare di un libro, affettuoso ma disordinato, e di un signore misogino (uno, non l'altro, che invece era conosciuto come «l'uomo che amava le donne»)? Perché, se convincerà anche solo dieci lettori a lasciarsi sedurre dalla personalità e dall'opera di Sacha Guitry e a vedere un capolavoro come Romanzo di un baro (in Italia non è disponibile, bisogna procurarselo in Francia, ma ne vale la pena), un film geniale per humour, struttura, cinismo, intelligenza, I due magnifici insolenti avrà fatto il suo dovere.


Sembrerebbe una coppia improbabile quella formata da Sacha Guitry e François Truffaut, se non altro per ragioni anagrafiche. Il primo, drammaturgo, attore, regista teatrale e, in seconda battuta, cinematografico, visse tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Il secondo, critico, sceneggiatore e regista della Nouvelle Vague, si affermò invece durante la seconda metà del secolo scorso. I due non si conobbero mai eppure, come tenta di dimostrare il libro di Claudio Nutrito, I due magnifici insolenti – Le parole irriverenti di François Truffaut e Sacha Guitry, c’è un filo leggero che lega i due artisti francesi.
Sono proprio quell’insolenza e quell’irriverenza citate nel titolo che fanno da trait d’union tra i due uomini di spettacolo. A testimoniarlo ci sono le frasi pronunciate da loro stessi e dai personaggi delle loro opere. Parole sfrontate, per l’appunto, ma che colpiscono nel segno in modo puntuale e che Nutrito ha raccolto estrapolandole da giornali, libri, film e commedie teatrali.
Attraverso un collage fatto di citazioni, alcune già piuttosto note, altre più ricercate, Nutrito svela quello spirito beffardo e pungente che caratterizza i protagonisti del suo libro. Accostando le parole di Guitry a quelle di Truffaut, l’autore si diletta a costruire un divertente parallelo tra i due artisti dalla lingua lunga. Il libro è una raccolta di boutade e aforismi, ma anche di riflessioni più profonde, che Truffaut e Guitry hanno prodotto nel corso delle loro rispettive carriere.
Quel che emerge da questo raffronto è dunque una sorprendente affinità tra due uomini appartenenti a due generazioni, sia anagrafiche sia artistiche, differenti. Entrambi avevano una personalità forte che non aveva alcun timore di esternare il proprio pensiero, andando spesso anche contro la morale comune. Senza preoccuparsi di poter causare scandalo e urtare la mentalità dei benpensanti, Guitry e Truffaut hanno lanciato nel corso degli anni delle vere e proprie provocazioni che tutt’oggi suscitano una riflessione ben più acuta e profonda della loro apparente levità.
Alla base di tutti questi pensieri irriverenti c’è l’insofferenza, da parte dei due artisti, per qualunque costrizione o norma sociale che intralci la libera espressione dell’individuo. Fino al punto che, se per Truffaut l’insegnamento è una professione svolta da “individui spesso poco dotati o complessati, persone che hanno paura di entrare nella vita”, per Guitry le scuole sono addirittura “luoghi dove s’insegna ai ragazzi ciò che è indispensabile sapere per diventare professori”.
Lontani però dal voler impartire lezioni moralistiche o decodificare la realtà a loro contemporanea, Truffaut e Guitry hanno sempre mostrato e rivendicato un totale distacco dalle problematiche socio-politiche della propria epoca. I loro argomenti favoriti erano le donne, l’amore, l’infedeltà coniugale, l’infanzia, l’arte teatrale e quella cinematografica. Temi apparentemente leggeri ma dotati di un valore senza tempo.

(Paolo Fragomeni, Fuori le mura, 2 maggio 2011)


Sarà pure un’iperbole dirlo: ma cosa si può scrivere di più su François Truffaut? E invece no, non è affatto una domanda retorica, perché forse di gente come Truffaut non se ne ha mai abbastanza. In questo senso arriva sugli scaffali il libro di Claudio Nutrito, I due magnifici insolenti (Effepi Libri), che come sottotitolo recita “Le parole irriverenti di François Truffaut e Sacha Guitry”. Un abbinamento insolito, quello di Nutrito, che ripercorre la carriera artistica di due grandi del Novecento francese. Intanto per chi non sapesse chi fosse Sacha Guitry possiamo dire che è stato un attore e commediografo, un uomo di teatro insomma, ma che non ha mai disdegnato il cinema, dove debuttò fin dai tempi del muto per poi diventare regista (ricordiamo in particolare Le perle della corona e Versailles). In questo libro agile, l’autore ricostruisce la parabola dei due autori francesi attraverso frammenti di dialoghi delle loro opere, interventi sulla carta stampata e altro, offrendo uno spaccato più che ampio sul pensiero di Truffaut e Guitry. Due storie umane diverse ma stessa sottigliezza, stesse passioni, stessa voglia di non essere conformisti o personaggi. Quello che viene fuori da questi ritratti è la spontaneità dei due uomini, un’immediatezza sincera e coraggiosa, forse irritante ma mai fuori luogo. Semmai sono gli altri a dover correre ai ripari sotto le bordate che i due non hanno risparmiato nessuno. Magari hanno peccato di insolenza, ma sempre in buona fede, per lo meno quella della ragione.
Il libro si arricchisce di aneddoti e descrizioni di situazioni, e colpiscono sempre le note posizioni di Truffaut sulla politica, nei confronti della quale era sicuramente un ateo, come le sue dichiarazioni pacate ma ferme nei confronti di quello snob di Godard. Altrettanto sorprenderà la scoperta del pensiero di Guitry, figlio di un’epoca lontana ma che meraviglia ancora oggi per l’acutezza del pensiero e per una lingua che sembra una sciabola. Un insieme di massime che Nutrito ha scovato e che vale la pena portarsi dietro in qualche nota per sfoderarle al momento giusto.
Alla fine c’è solo il piacere di scoprire e riscoprire questi due giganti, due tipi che dopo aver letto questo libro si vorrebbero avere come amici, da chiamare ogni tanto, anche solo per sapere come va.
Buona lettura.

(Massimiliano Pistonesi, Filmakers Magazine, 03 maggio 2011)