Un saggio, questo, che propone una disamina attenta e ragionata di quelli che sono i fatti salienti della vita di un personaggio pubblico le cui sorti si legano, da qualche decennio a questa parte, a quella di milioni di italiani.
Farro ripercorre infatti, gli eventi più importanti – molti noti ai più, altri volontariamente taciuti dai media – come la serie di capi d’imputazione contro Silvio Berlusconi (che su un cittadino qualunque avrebbero già sortito l’effetto del carcere a vita…), le discutibili “gesta”, le connivenze mafiose vere e presunte, i legami con la mai morta Loggia P2, la gestione del potere politico in Italia, la rete di infiltrazioni e i dubbi favoreggiamenti. Eventi che insomma, nell’arco di un decennio o quasi, hanno permesso a un unico uomo di scalzare la Costituzione, avere sempre i riflettori puntati, diventare padrone della quasi totalità dei media nazionali (esportati anche fuori confine), e il gestore unico del fatto pubblico e privato, in una Nazione che di fatto appare ostaggio di un progetto mirato (e riuscito) alla “distrazione di massa”.
Per quanto ci si sforzi di restare (in quanto lettori) nei limiti dell’obiettività, è innegabile provare profondo fastidio di fronte a una realtà così degradante, messa per la prima volta nero su bianco, nella sua interezza – o quasi.
Un libro che traccia, non senza una profonda coscienza di fondo dell’annoso problema delle ricostruzioni storiche da manuale – e lungi dal volersi accostare ad esse – il quadro desolante della storia contemporanea d’Italia, Paese attualmente ritenuto “semi-libero” – stranamente in mano al cosiddetto Popolo delle Libertà – che non gode a livello internazionale di alcuna stima, né può aspirare ad ottenerla; che non solo è vittima di un imposto e rovinoso disegno accentratore, ma che porta a domandarsi: “come siamo giunti a questo punto” e soprattutto “come ne usciremo”.
(Alessandra Di Gregorio, Scrittura informa, 11/10/2009)
