Rocket Man

di Marco di Nardo

(tennis.it, 17 maggio 2012)

E' una monografia dedicata a Rod Laver, l’unico tennista capace di completare per due volte il Grand Slam, nonché il solo ad aver compiuto tale impresa nell’Era Open, quella che ci regala Remo Borgatti attraverso il suo Rocket Man – Storia di Rod Laver e del suo tempo. Un volume completo e gradevole, che può avvalersi anche della prefazione di un grande del nostro tennis come Nicola Pietrangeli.
Il racconto, un po’ lento nella prima parte, utile ad introdurci nel microcosmo del piccolo “Rocket”, prende vita in un secondo momento, quando le qualità tennistiche del ragazzino di Rockhapton si iniziano a intravedere. Ciò che l’autore – già conosciuto per il suo lodevole e apprezzato Era Open, nel quale ci raccontava quarant’anni di tennis attraverso i tornei del Grande Slam – ci fa scoprire è un tennis d’altri tempi, nel quale non c’è spazio per chi non ha voglia di emergere. Il giovane Laver inizia la propria carriera tennistica districandosi tra allenamenti, tornei e il suo impiego presso la Dunlop.
Un’ampia parte è dedicata al periodo dilettantistico di Laver. Dai primi successi ai trionfi nei Major, arrivati inizialmente in doppio, poi in singolare, fino al primo Grand Slam, quello del 1962. Il tutto visto dall’ottica di chi conosce quali potevano essere i pensieri che passavano per la testa del campione australiano, per tanto tempo incapace di imporsi su quei campi rossi di Parigi che in seguito gli apriranno le porte del paradiso.
Meno dettagliata – e non è una scelta casuale – la parte relativa ai cinque anni passati da Rod all’interno del circuito riservato ai professionisti. Tanti saranno gli aneddoti riguardanti quel mondo così diverso dal dilettantismo, che scoprirete nelle pagine di questo bel volume.
Poi il passaggio all’Era Open, nel pieno della carriera di Laver, e l’Open Slam del 1969, cui è riservato un racconto molto dettagliato. L’autore chiude poi descrivendo gli ultimi anni della carriera di quello che nel frattempo è diventato uno dei migliori giocatori di sempre.
Ma se al termine di questo bel lavoro vi aspettavate di venire a conoscenza del nome del GOAT (Greatest Of All Times), ovvero del più grande tennista di tutti i tempi, questo non avverrà. Perché – come afferma l’autore – il tennis è troppo cambiato per consentire i paragoni tra epoche diverse. Sarebbe quindi inutile cercare un metodo che possa permettere di stabilire chi sia il migliore di sempre.
Non possiamo anticiparvi altro, e se avete voglia di conoscere la storia di Rod Laver e di tutti i campioni della sua epoca, non vi resta altro da fare che leggere le pagine di questo bel libro.




Una monografia dedicata all’unico tennista capace di completare per due volte il Grand Slam, Rod Laver. Non risponderà alla domanda che in troppi (spesso a sproposito) si pongono, ovvero se sia stato lui (o Sampras, o Federer, o…) il più grande di tutti i tempi, ma fa di meglio: racconta la storia, straordinaria, di un ragazzo tutt’altro che prestante, dall’incedere contadino e dalla famiglia umile di allevatori del Gippsland trapiantati al nord dell’Australia. Un giovane qualsiasi, che finì per diventare – questo sì – il più grande dei suoi tempi. Altri tempi: quando già giocava, Laver si manteneva come impiegato alla Dunlop.
Perché sì: è un Laver ben raccontato a chi non lo ha potuto conoscere.

(Federico Ferrero, Wild Card Blog, 11 aprile 2012)

IL TENNIS DI LAVER

di Massimo Grilli
(Corriere dello Sport, 22 marzo 2012)

Federer o Laver, Nadal o Lew Hoad, Sampras o, chissà, Tilden. La ricerca del Goat (Greatest Of All Times), del più grande tennista di tutti i tempi, è affascinante quanto inutile. Lo sport della racchetta è talmente tanto cambiato in oltre cento anni di vita da rendere impossibili classifiche di questo tipo. Basti pensare al Grande Slam, ai quattro tornei più importanti: fino ai primi Anni Settanta si giocava per tre quarti sull'erba, adesso domina il cemento. Detto questo, è chiaro che Rod Laver è stato un grandissimo di questo sport, vincitore di 11 tornei dello Slam, quasi imbattibile sulle superfici veloci ma in grado di primeggiare anche sulla terra del Roland Garros, l'unico giocatore capace di centrare due volte - a distanza di sette anni - la vittoria nel Grande Slam. E chissà quanti altri Major avrebbe vinto il mancino australiano, se a un certo punto della carriera non avesse scelto il professionismo, cosa che gli impedì - in un tennis di falsi dilettanti - di scendere in campo per cinque anni nei tornei tradizionale del circuito. Remo Borgatti - che già conoscevamo per il suo pregevole Era Open - ha ricostruito in questa agile monografia venti anni di carriera dell'asso di Rockampton, dal suo primo trionfo importante (l'Open d'Australia del 1959) fino all'abbandono dell'attività nel 1979, ma soprattutto è stato bravo a restituirci, con passione e ricchezza di particolari, i protagonisti e i sapori di un tennis lontanissimo da quello attuale. Dalla mitica erba australiana del Kooyong ai tendoni a strisce che ornavano il centrale di Forest Hills, dai vari Ashe, Rosewall, Newcombe, Fraser, Roche, fino ad arrivare alla generazione di Borg e Connors, riappare un tennis che non era solo «fare a pallate», come dice nella prefazione Nicola Pietrangeli - grande avversario di Laver - un tennis che conserva intatto tutto il suo fascino.

Rocket Man, ecco l’avventura di un tennista senza rivali


(La Nuova Ferrara, 22 marzo 2012)


Rocket man, uno dei più grandi. Campione assoluto, quando il tennis non era solo “fare a pallate” da fondo campo. E’ uscito da pochi giorni (160 pagine, edizioni Effepi Libri) il libro sulla vita di Rod Laver, campionissimo australiano e unico giocatore della storia a realizzare per due volte il Grande Slam, prima e dopo essere passato al professionismo.
Il volume è opera del ferrarese Remo Borgatti, 48enne che è al suo terzo lavoro di argomento sportivo. Tre anni fa scrisse Era Open, storia di quarant’anni del tennis professionistico. Un libro di ampio respiro, dedicato ai tornei dello Slam. Adesso, Borgatti ha stretto la visuale: Rod Laver.
«E’ stato uno dei giocatori più importanti del circuito - racconta l’autore - e in italiano c’era nulla che parlasse di lui. Ho pensato valesse la pena dedicarmi ad un’opera di ricerca ed alla stesura della sua avventura, descrivendo anche il tempo in cui viveva. Tra l’altro quest’anno ricorre il 50° anniversario del suo primo torneo slam conquistato».
Trafitta dal Tropico del Capricorno e adagiata sul Fitzroy River, Rockhampton è la città australiana che ha dato i natali (il 9 agosto del 1938) a Laver. Ed è da qui, che inizia il libro di Borgatti. Volume che può contare sulla preziosa prefazione di Nicola Pietrangeli, che dell’australiano è stato fiero rivale: «Ho visto giocare Laver per la prima volta, in singolare, al Roland Garros nel 1959...», svela Pietrangeli, che lo sconfisse all’esordio per poi perderci regolarmente. E proprio da qui inizia a scorrere la vita tennistica del campione.



Rocket Man, la leggenda del mancino rosso

di Annalisa Celeghin

(Il Mattino di Padova, 19 marzo 2012)


Se sopravvivere al tempo ed entrare nella leggenda significa che un paio di scarpe Adidas portano il tuo nome… allora sì, Rod “Rocket” Laver è ufficialmente entrato nel mito del tennis mondiale. Sarebbero bastati i circa 200 titoli vinti in carriera e, soprattutto, i due Grande Slam realizzati nel 1962 (da amatore, nelle competizioni ufficiali) e nel 1969 (da professionista, nei tornei Open), a farlo considerare uno dei migliori tennisti di tutti i tempi, ma la scarpa vintage che porta il suo nome è la ciliegina sulla torta.
Remo Borgatti, esperto di tennis e autore di questo bel libro (Rocket Man – Storia di Rod Laver e del suo tempo, Effepi Libri, 10 euro) ci porta a conoscere un tennis d’altri tempi, in cui per giocare ci si poteva vestire solo di bianco e le palline fluo erano lontane anni luce. Un tennis di un’altra epoca, in cui questo timido giocatore australiano, mancino, rosso di capelli come l’ostica polvere del Roland Garros, ha dimostrato al mondo che anche se si è alti solo 1.72 e si è cominciato a giocare nel campo ricavato su di un formicaio dietro la fattoria di casa, si può fare molto, si può fare il meglio. Sono fotogrammi vintage, quelli che ci mostra Borgatti: Rod fa i suoi ingressi in campo lanciando sguardi fugaci alla moglie, seduta in tribuna con abito giallo che fa pendant con il nastro fra i capelli; si batte contro il nostro Nicola Pietrangeli e contro altri grandi del tennis, come Stan Smith, Ken Rosewall, Arthur Ashe. E vince. «Quella palla che finì in rete con un suono sordo fu una delle migliori visioni del 1969», ci dice lo stesso Laver di un finale di partita tosto nell’anno del suo secondo Grande Slam. Vince con la profonda convinzione che sia necessario farlo con stile, senza esultare troppo per rispetto dell’avversario perché, e cita Kipling, «se incontrerai trionfo e disastro e saprai trattare quegli impostori nella stessa maniera, allora sarai un Uomo». Un Uomo che in questo 2012 ha premiato Djokovic e Nadal, protagonisti della più lunga finale mai disputata in un Major; un Uomo che continua a far parte della Storia del tennis. La Storia con la S maiuscola.