Le idee nuove sono quelle che nessuno ricorda più

di Ivana Carnevale
Excursus (settembre 2016)

Con Le idee nuove sono quelle che nessuno ricorda più. Dieci interviste immaginarie (Effepi Libri, pp. 96, € 8,00) torna la scrittura aforistica di Claudio Nutrito, torna la sua creatività.
L’aforisma è sempre sovrano, ma stavolta il suo intento non è quello di far ritrovare il lettore nelle parole, nel pensiero di qualcun altro. Stavolta, attraverso uno studiato stratagemma, emergono tra le pagine opinioni sincere e vere, non conformiste.
Nutrito immagina di incontrare dieci bizzarri protagonisti e di intervistarli, uno per uno. L’autore, mediante le sue domande e grazie al potere che la lingua esercita, stimola interesse, fa riflettere, fa sbattere contro la dura realtà.
I personaggi sono veri e reali solo perché essendo inventati dicono il vero: è questo il paradosso su cui ruota il testo. Tutto è finto, ma niente è falso. I personaggi sono singolari e nella vita si dedicano ad attività improbabili e curiose: il consulente di demagogia, l’invidioso full-time, il cioccapiatti, il citante, il cinico moderato, il coinvolgitore, il digressore, il signor doppia lettura, il guru senza talento, il cittadino del web.
Il cinico moderato non crede nell’amore duraturo e vive nella prospettiva di una fedeltà a tempo. Questo gli permette però di vivere un amore intenso: «Ti amerò per sempre, stasera» (Louise de Vilmorin).
Il cittadino del web si definisce tale perché internet è il suo mondo. «Le sue vittime non sono solo i libri, i giornali, la tv e via dicendo, ma anche e soprattutto i rapporti umani». Spinge gli individui all’isolamento, ostacola il dialogo e prevale un lessico impoverito con un contenuto di puro cazzeggio.
I personaggi, essendo inventati e non avendo nessuna remora rispondono alle domande dell’interlocutore, anche in modo troppo diretto e mostrando una realtà eccessiva. Così le opinioni espresse, con parole efficaci già anche dette da qualcun altro, sono «idee nuove – o vecchie – che nessuno ricorda» o finge di non ricordare.
È questo lo spirito del manuale.
Ironico e critico, diretto e spietato, con parole sue e non, lo scrittore ancora una volta, in modo provocatorio, sbeffeggia la società. Le citazioni aiutano a esporre per mezzo di «gustosi manicaretti di parole» le idee. Osservando la modernità, sbattiamo contro pensieri fatti e rifatti che sottolineano quanto la nostra società viva più che sulla sostanza, sull’apparenza. Si mostra un mondo di luoghi comuni, di pochezza umana, fatto di personaggi insolenti che si danno spessore e che assumendo il ruolo di esperti opinionisti predicano le loro idee non conformiste. L’insolenza nasce proprio dalla possibilità di esprimersi in totale sincerità.
Un altro dei personaggi del manuale è il citante. Forse lo scrittore qui diviene personaggio più che negli altri. Quando gli viene chiesto se ricorre alle citazioni per mancanza d’idee proprie, afferma con sicurezza che le citazioni aiutano a esporre una propria opinione, con parole efficaci già espresse da qualcun altro. Nutrito si sforza di essere «una sorta di enciclopedia vivente di citazioni», come definisce il citante.
Non ho niente da dire, ma so come dirlo: è sempre questa la finalità di Nutrito, non resterebbe mai senza saper cosa dire, anzi senza saper cosa scrivere.


Le idee nuove sono quelle che nessuno ricorda più

di Cristina Biolcati

(Oubliette Magazine, 7 novembre 2015)

L’ultimo libro dello scrittore bolognese Claudio Nutritoformatore aziendale ed esperto di management, s’intitola Le idee nuove sono quelle che nessuno ricorda più, edito nel settembre 2015 da Effepi Libri. In esso, l’immaginazione gioca un ruolo essenziale e diventa espediente per dire, una volta tanto, le cose come stanno. Senza filtri né veli.
L’opera – che potremmo definire come una sorta di “manuale” per chi deve parlare in pubblico – è costituita da dieci interviste realizzate ad altrettanti personaggi che nella vita si dedicano ad attività improbabili quanto peculiari. Si tratta di "lavori" curiosi e, in apparenza, inventati, mai così attinenti alla realtà. Il titolo è preso in prestito da uno di essi, il «guru senza talento» che, per giustificare la sua mancanza di originalità, ripete questa frase. Quasi fosse un mantra evocato a fornirgli un alibi.
Il «consulente di demagogia» illustra le principali forme di questa "scienza" così universalmente apprezzata, spiegando come si preparano «gustosi manicaretti di parole», da dare in pasto alla gente credulona.
L'«invidioso full-time» ammette questo suo sentimento poco edificante, senza riserve, e svela varie strategie per poterlo mascherare.
Emerge una figura tipica e divertente di Bologna – non perché tutto il mondo non sia paese, bensì perché in ogni regione viene chiamato in modo diverso –, quella del «Cioccapiatti», ovvero colui che per aumentare il suo prestigio racconta cose non vere ed esagerate. Il «ballista», diremmo in un gergo universalmente riconosciuto, anche se cioccapiatti suona più buffo.
Il «citante» non parla attraverso idee proprie, ma per impressionare il pubblico cita di continuo proverbi ed aforismi di uomini illustri.
Il «cinico moderato» pronuncia ad alta voce quello che tutti pensano e nessuno ha il coraggio di dire; egli non crede nell’amore duraturo ma, sebbene per un tempo limitato, il sentimento che riesce a provare è di particolare intensità.
Il «coinvolgitore» vuole sempre condividere le situazioni e, a contatto con gli altri, non sa tacere – in pratica un "rompiballe", sempre in gergo universale.
L’intervista prosegue col «digressore», ovvero colui che, aperta una parentesi in un discorso, non ha più nessuna fretta di richiuderla, parlando a ruota libera e saltando di palo in frasca.
Il «signor doppia lettura», a mio parere il più interessante, riesce a trattare un argomento da un doppio punto di vista. Un esempio chiarificatore è ciò che dice a proposito dell’estinzione dei dinosauri: «La loro scomparsa può essere interpretata come prova della loro incapacità di adattarsi all’ambiente. Alternativa d’interpretazione: se teniamo presente che i dinosauri sono sopravvissuti per centocinquanta milioni d’anni, mentre le prime presenze dell’uomo risalgono a qualche decina di milioni d’anni fa, possiamo – al contrario – leggere la storia dei dinosauri come dimostrazione di una gran capacità d’adattamento». Il rovescio della medaglia che ogni situazione ha, ma che non tutti riescono a vedere.
E infine, l’intervista di Claudio Nutrito si conclude col «cittadino del web», colui che è più all’avanguardia e in linea col nostro tempo; egli porta avanti la tesi dell’importanza dell’avvento di Internet e del fatto che i rapporti virtuali non siano la causa dell’isolamento fra le persone, ma fonte di opportunità.
I dieci personaggi intervistati incarnano alla perfezione la società in cui viviamo, basata tutta sull’apparenza, più che sulla sostanza. L’importante è risultare carismatici e piacere alle folle, al di là del contenuto di quello che si dice. In sostanza, "vince" chi ha più dialettica e si fa meno scrupoli, in un mondo che si muove per stereotipi e luoghi comuni. Dove l’immaginario collettivo crea dei "miti" che non si perdono, anche quando vengono a mancare i requisiti.
Ho trovato molto vero questo piccolo "trattato di virtù mancate". Questo vademecum dei principali abbagli che possono lusingare l’uomo, in qualità di ""animale sociale".
Per quanto possa apparire paradossale, in questo colloquio inventato è presente più sincerità che se fosse reale, perché i personaggi sono inventati e non temono di fare brutta figura. Essi quindi rispondono senza remore alle domande dell’autore.
Un’idea originale, un testo ben scritto e spiegato in maniera chiara, nonché molto interessante. Un’opera che consiglio a chi, con ironia, intenda leggere della "pochezza umana", sia per distinguersi che per trarne spunto.