Monumentale!
di Riccardo Bisti
Quando ho appreso di questo libro, e ancor di più quando l'ho potuto
sfogliare, ho tirato due sospiri di sollievo. Il primo, comune a tutti
gli addetti ai lavori, è perchè abbiamo finalmente a disposizione uno
strumento senza eguali.
The
Grand Slam Record Book Vol.1, infatti,
contiene tutti i risultati di tutti i tornei del
Grande Slam dalla prima edizione di Wimbledon (giocata nel 1877 e vinta
da Spencer Gore) all’ultimo Australian Open vinto da Roger Federer.
È uno strumento di ricerca straordinario, imprescindibile. Hai bisogno
di un risultato, di un ricordo? Niente più affannose ricerche sul web
né su vecchie riviste, mai troppo ben catalogate. Basta prendere questo
monumentale tomo lungo 840 pagine ed edito da
Effepi Libri (casa editrice sempre attenta al
nostro sport) ed avrai tutte le risposte. Il secondo sospiro è stato
ancora più profondo:
se
Alessandro Albiero ed Andrea Carta, meritevoli curatori dell’opera,
avessero avuto questa idea una decina d’anni fa, probabilmente oggi non
starei scrivendo questa recensione. L’aneddoto è un filo
autoreferenziale, ma vale la pena raccontarlo. Ho conosciuto il mio
attuale direttore nel 2000, quando lavorava ancora per
Il Tennis
Italiano. Lanciò un concorso a quiz sul tennis, pomposamente definito
“Superesperto”, con domande che rasentavano l’impossibile. Si giocava
per la gloria o poco più. Le domande più difficili erano di questo
tenore:
- Giocatore tedesco amputato a una mano, lanciava e serviva con lo
stesso arto e raggiunse nonostante l’handicap ottimi risultati a
Wimbledon: chi era?*
- Incredibile match di doppio con protagonisti Stan, Pat, Erik e
Jaime: dove si disputò, in che occasione, chi vinse e con quale
punteggio?**
All’epoca, internet non offriva l’incredibile mole di informazioni di
oggi, quindi per trovare le risposte bisognava affidarsi alle fonti più
improbabili. Già allora colto da un’insana passione, vinsi il concorso
per due anni di fila e conobbi Lorenzo. Qualche anno dopo mi chiamò per
dare vita a diversi progetti, compreso il sito che state leggendo.
Dicevo: se questo libro fosse uscito prima, forse non sarei qui.
All’epoca ci fu una domanda che mi mise in grandissima difficoltà: «Il match più lungo nella storia di
Parigi per numero di giochi: indicare nomi dei giocatori e punteggio».
Dopo un’affannosa ricerca, scovai un
match del 1957 tra Bob Mark e Antal Jancso, chiuso dopo 83 giochi
con il punteggio di 13-15 6-3 6-8 8-6 10-8. Più lungo rispetto alla semifinale del 1951 tra Eric
Sturgess e Ken McGregor, terminata 10-8 7-9 8-6 5-7 9-7 dopo 76 giochi.
Il problema è che il libro ufficiale del Roland Garros indicava
quest’ultimo match come il più lungo. La mia “leadership”, dunque,
rischiò seriamente di cadere e con essa, chissà, quello che sarebbe
avvenuto qualche anno dopo. Per “riabilitarmi” dovetti scrivere alla
Federtennis francese, che con grande efficienza mi mandò il tabellone di
Parigi 1957. Lo conservo ancora oggi come un cimelio.
Un'opera imprescindibile
Se Alessandro Albiero e Andrea
Carta avessero scritto già allora questo libro, tutti gli appassionati
avrebbero avuto la risposta a portata di mano e io non avrei fatto “la
differenza”. The Grand Slam Record Book è un’opera imperdibile per
ogni appassionato: non può mancare in una biblioteca tennistica che si
rispetti. Senza essere blasfemi, è una specie di 500 Anni di
Tennis in chiave statistica. I tornei del Grande Slam sono la storia
del tennis, e ogni pagina ripercorre piccoli e grandi episodi, i
minuscoli (ma indispensabili) ingranaggi che hanno reso leggendario il
nostro sport. Non manca nulla, ed anzi c’è più di quanto ci si
attenderebbe. Leggendolo, ad
esempio, ho scoperto che per una ventina d’anni i Campionati d’Irlanda
avevano prestigio uguale (se non superiore) a Wimbledon, che
allora si giocava nella vecchia sede di Worple Road. Sapevo che il
Roland Garros è diventato tale (e cioè Internazionale) nel 1925, ma ignoravo che i Campionati di Francia
si sono giocati sull’erba fino al 1911. Queste ad altre mille storie si
trovano in un libro che non è solo statistica, ma è anche anima.
Intanto c’è la prefazione di un nome importante come Ubaldo Scanagatta,
poi l’introduzione è composta da tre interessanti capitoletti: la
storia delle classifiche mondiali (diventate “scientifiche” solo nel
1973), il cui passato curioso ed affascinante; la genesi del tie-break e
come venne partorito dal suo inventore, il leggendario Jimmy Van Alen;
un’interessante considerazione firmata da Andrea Carta (i due precedenti
li ha scritti Alessandro Albiero) su come sia impossibile individuare
il più grande tennista di tutti i tempi.
Appendici e progetti futuri
A pagina 27 si parte con le statistiche, complete e (aspetto
fondamentale) ben impaginate, di facile consultazione. Con viva onestà,
Albiero e Carta hanno ricordato i
pochissimi dati mancanti, tutti riguardanti il doppio: il primo turno
del Roland Garros 1951 e alcuni incontri di fine '800 ai Campionati degli
Stati Uniti. Per quelli inerenti il Roland Garros, hanno
anche mandato una signora a Parigi, ma non c’è stato nulla da fare…Ciò
non toglie valore ad un lavoro straordinario, peraltro destinato a non
esaurirsi qui: fermo restando che quei risultati mancanti sono sempre
“nel mirino”, l’anno prossimo
uscirà un secondo volume in cui troveranno spazio i risultati femminili
(singolo e doppio), nonché tutti i doppi misti. È con grande
piacere che abbiamo appreso del fermento attorno al libro: ad oggi le
prime 350 copie sono già esaurite e la prossima settimana verrà
effettuata una prima ristampa. Sono arrivate ordinazioni anche
dall’estero. Al termine delle oltre 750 pagine di statistiche, trovano spazio interessanti
appendici: gli albi d’oro completi, la storia dei numeri 1 del mondo
(comprensiva degli anni in cui le classifiche venivano compilate dai
giornalisti) e la carriera Slam dei “Magnifici Sette”, i
giocatori capaci di vincere almeno 10 prove del Grande Slam: Roger
Federer, Pete Sampras, Roy Emerson, Rod Laver, Bjorn Borg, Bill Tilden e
Don Budge. Insomma: se volete tuffarvi nel mondo del tennis, The Grand
Slam Record Book è un approdo sicuro e irrinunciabile. Buona lettura.
*Il giocatore amputato a un braccio era Hans Redl: perse l’arto sinistro durante la seconda
guerra mondiale e nel 1947 tornò a giocare a Wimbledon. Gli era concesso
di toccare la palla con la racchetta per due volte nell’esecuzione
della battuta. Quando lo videro, i londinesi gli dedicarono uno
scrosciante applauso.
** Il doppio "incriminato" si giocò a Little Rock, in Arkansas, nella
finale interzone di Coppa Davis 1973, nel weekend dal 3 al 5 Agosto. Gli americani Stan Smith ed Erik Van
Dillen sconfissero i cileni Jaime Fillol e Patricio Cornejo
con il punteggio di 7-9 37-39 8-6 6-1 6-3.