Il breve saggio della Sanna raccoglie e condensa le più svariate notizie sulla storia e la vita di Fabrizio De André, ponendo attenzione tanto agli aspetti umani della sua vicenda personale, che agli aspetti strettamente letterari della sua produzione cantautorale.
La prima cosa che si nota è che l’Autrice, se posso dirlo, adotta sin da subito, pur con vari tentativi di mascheramento e criticità, un approccio molto personale, ovvero tratta l’argomento con l’attenzione della sostenitrice più che con l’attenzione della studiosa, pur restando sempre nei limiti della “scientificità”. Questo si evince particolarmente non rispetto alla mole di notizie riportate o al taglio del discorso nel complesso, quanto a quella sorta di entusiasmo che si percepisce in molti passaggi del libro, concentrati a dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che v’è dell’arte nella parola di De André – quasi ci fosse tema di smentita.
L’articolazione interna del volume permette una conoscenza molto razionale, e piuttosto dettagliata, dei passaggi fondamentali della vita dell’Artista, raccontati e visti quale specchio – e non potrebbe essere altrimenti – del suo vissuto musicale; l’Autrice, infatti, affronta l’argomento secondo uno schema “didattico” molto sintetico – lo scritto in origine nasce come tesi di laurea in Lettere – e basta soffermarsi già solo sull’indice per rinvenire il chiaro approccio critico del letterato… Potremmo infatti sostituire facilmente il nome De André con quello di un poeta o scrittore di qualunque epoca, e staremmo comunque rispondendo ai dettami di indagine dello studio…
Affrontare l’argomento dal punto di vista della letteratura, permette di sicuro di offrire una modalità tutto sommato nuova, al lettore, in cui la critica si fa iper-dettagliata e oltre all’analisi letteraria in senso stretto, si forniscono informazioni di carattere più leggero – informazioni personali, dettagli famigliari, sulle origini, gli amori, sugli usi e costumi del tempo, la cultura musicale italiana passata e odierna, etc.
Perché un approccio letterario a De André? Probabilmente perché gli echi letterari rintracciabili nella sua produzione artistica sono notevoli e hanno rimandi tanto antichi quanto contemporanei. Il legame della sua musica con la poesia è probabilmente solo figlio del suo tempo, di un contesto storico e culturale tra i più particolari, in cui il soggetto politico poteva essere poeticizzato al punto da passare quasi inosservato, e al tempo stesso il bisogno di raccontare e tener via la propria radice, rappresentava un impegno altrettanto importante.
In De André è possibile rintracciare scorci di umanità molto pregnanti, e soprattutto, realtà sociali interpretate in modalità poetica e drammatica, come solo un osservatore del proprio tempo, disincantato e autentico, può fare.
Fatta eccezione per i raccordi discorsivi, in cui è evidente il taglio personale poco attinente al resto degli aspetti – il tono generale dovrebbe essere solo uno, specie in uno studio scientifico-letterario, in cui si è tenuti a porsi in modo critico e distante dalla prima all’ultima pagina, senza far trasparire alcuna traccia del narratore – il saggio della Sanna offre spunti senza dubbio di valore e approfondimenti non volti solo alla categoria “fan di Fabrizio De André”… – cosa che, per quanto si può percepire, spesso è sfuggito persino alla stessa Autrice.

(Alessandra Di Gregorio, Scrittura informa, 17 agosto 2011)






Letteratura nell'opera di De André

di Roberto La Fauci


(Excursus, novembre 2010)

Difficile se non impossibile descrivere, analizzare e commentare l’opera omnia di De Andrè, vero e proprio pilastro della musica e della cultura italiana e non. Ci prova (e ci riesce anche bene) Silvia Sanna con il suo volumetto Fabrizio De Andrè. Storie, memorie ed echi letterari (Effepi Libri, pp. 110, € 10,00). In effetti la scommessa è ardua, ed è senza dubbio faticosa qualunque operazione di sintesi dell’opera di un cantautore così prolifico e così “letterario”, quale De Andrè è, tanto che i suoi testi possono essere facilmente avulsi da qualunque accompagnamento musicale, e non perdere la loro carica emotiva, arrivando talvolta a svelare aspetti e caratteristiche che non si notavano sentendole semplicemente “cantate”.


La soluzione, il pretesto, il filo conduttore che sbrogli una matassa così ampia l’autrice lo trova proprio negli echi letterari, nell’indagare approfonditamente di verso in verso le sue canzoni più importanti (ma invero anche le più particolari e magari meno conosciute) tracciando una sorta di “mappa dei contatti letterari” che hanno influenzato il cantautore genovese: dalle conoscenze, dagli incontri personali  alle letture, alle traduzioni e agli adattamenti di canzoni francesi o di poesie.

Ne viene fuori un illuminante quadro di rimandi, di assonanze, di rielaborazioni; si potrebbe parlare anzi, in certi casi, di vere e proprie citazioni disseminate qua e là da Faber nelle sue canzoni. C’è dentro davvero di tutto: Baudelaire, lo chansonnier Brassens, il poeta e scrittore del Quattrocento Villon, Cecco Angiolieri e tanti altri. Ma questo sistema di “citazioni” non si risolve certo in un vano sfoggio di una competenza letteraria e culturale invidiabile: De Andrè infatti assorbe come una spugna le tematiche e gli spunti degli autori sopra citati e (come solo i grandi riescono a fare) le fa sue, le metabolizza fino a rielaborarle e riproporle nelle sue canzoni con la più assoluta naturalezza e disinvoltura, proprio perché appartengono ormai al suo essere e al suo sentire.

L’impianto portante di questo volume deriva dalla tesi di laurea della Sanna (che ormai possiamo definire fan ed estimatrice estrema di Faber) che l’ha poi ampliata, spaziando su più fronti e alleggerendo per certi versi l’impostazione di indagine scientifica tipica di una tesi, che senza dubbio rappresentava il nucleo principale della prima stesura; la arricchisce con molti aneddoti, diverse curiosità, tantissimi riferimenti alla vita privata e pubblica di De Andrè, gli incontri con personaggi che gli hanno cambiato la vita (pensiamo per esempio alla profonda amicizia con Paolo Villaggio, o alla fruttuosa collaborazione con Fernanda Pivano, ma anche alle frequentazioni nei bassifondi e nei carruggi della sua amata Genova, tra papponi, reietti e prostitute).

Da qui deriva anche l’analisi dei rapporti parentali e interpersonali vissuti da Fabrizio durante la sua vita (e più precisamente nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza e quindi all’età adulta), i contrasti con il padre, con la famiglia in genere, con quella società borghese e talvolta bigotta di cui egli stesso era figlio… tutto questo si riversa inevitabilmente nei suoi testi e la Sanna coglie a pieno ogni riferimento, come quando analizza la figura femminile nella poetica di Faber, dando scorci interessanti attraverso l’analisi testuale di molte canzoni che trattano l’argomento.

«Se qualcuno comincerà ad amare De Andrè dopo aver letto questo libro, non sarà stato scritto invano» scrive nelle note di copertina l’autrice, e questo suo proposito viene ampiamente sostenuto dal suo operato. L’impegno con cui sviscera verso per verso, strato per strato i brani più significativi di Fabrizio, apre un squarcio sull’universo poetico di quest’uomo che a ragione è ritenuto un caposaldo della cultura del nostro Paese.

Ottima prova dunque per Silvia Sanna, che col suo modo di indagare sul processo creativo, sulla genesi, sulla gestazione che stanno dietro a ogni grande canzone del suo “Maestro” De Andrè, complice anche una comodissima discografia posta nelle ultime pagine del libro, fa venir voglia di prendersi un momento di tregua dalla vita di tutti i giorni e fermarsi ad ascoltare (o a riascoltare) un buon disco (anche più di uno) dell’indimenticato e indimenticabile cantautore genovese.



Dalle scorribande del piccolo Fabrizio De André alle prime lezioni di chitarra, dal suo primo gruppo country all'amicizia con Luigi Tenco, Paolo Villaggio e Riccardo Mannerini, dall'LP d'esordio al tour con la Premiata Forneria Marconi (PFM), attraverso gli amori e le storie, ma anche i lutti e le disgrazie che hanno colpito la vita del “cantore degli ultimi”, fino al suo funerale, a cui hanno partecipato migliaia di persone, ma anche oltre, attraverso le parole di chi l'ha amato, di chi ha studiato la sua opera e di chi ha lavorato con lui, nei libri che lo raccontano, nelle interviste, nei tanti eventi, convegni, inaugurazioni e rappresentazioni che lo hanno visto protagonista anche dopo la morte. Ci si accosta alle canzoni di Fabrizio De André scoprendone il significato recondito, grazie all'analisi letteraria dei testi, dei temi della sua opera: la morte, nelle sue diverse sfaccettature, e la donna, come prostituta, madre e amante.  Si rintracciano i numerosi echi letterari e musicali che hanno influenzato e inspirato il canzoniere di De André - da Edgar Lee Masters a Jorge Amado, da Aristofane a Cecco Angiolieri, da Pavese ad Àlvaro Mutis, il suo scrittore preferito. Si racconta il lavoro di ricerca compiuto dal De André-poeta neodialettale sul plurilinguismo, l'uso fatto nei suoi testi delle lingue e dei dialetti, primo fra tutti quello della sua lingua di acquisizione, il gallurese...
«Avvicinare anche le persone meno esperte di letteratura» all'opera di De André, «nella speranza di riuscire a far apprezzare a più persone un grande poeta», questa la finalità preannunciata da Silvia Sanna nell'introduzione. Ed è questa la possibilità che offre al lettore: quella di conoscere meglio il poeta, comprendendo il valore universale delle sue canzoni, delle storie che racconta e dei personaggi che rappresenta, al di là del periodo storico in cui vivono, ma senza perdere il contatto e la capacità di analisi della realtà e delle tematiche dell'attualità. In questo sta il grande vuoto lasciato dalla sua scomparsa e per questo è inevitabile chiedersi, come in un'intervista all'autrice, cosa avrebbe detto Faber della nostra società: «Sono certa che la sua geniale ironia ci avrebbe aiutato ad affrontare l'attuale situazione politica con lucidità e, allo stesso tempo, determinazione e un solo concept album non sarebbe bastato per delineare il picco verso il basso che l'Italia sta conoscendo, sotto diversi punti di vista, compreso quello culturale e musicale» - risponde Silvia Sanna. Questo libro consente anche di stimare la grande sensibilità dell'uomo, capace di osservare con sguardo benigno, dando dignità a chi vive ai margini, a quelle «anime salve»«amici fragili» a cui ha dato voce in modo sublime. Per questo, per concludere con le parole dell'autrice, «De André ci manca, ribadirlo sembra quasi una banalità, ma l'unico modo per farlo rivivere, come ha fatto lui con tanti "amici fragili", è quello di non chiudere gli occhi davanti ad ogni tipo di ingiustizia e "saper leggere il libro del mondo" in ogni sua forma e colore».

(Silvia Coppola, Mangialibri, 18/02/2010)



Fabrizio De André, un mito contemporaneo destinato a durare, perché è un poeta che ha saputo cogliere la realtà della nostra vita con le sue contraddizioni. Slivia Sanna è una giovane studiosa innamorata di questo mito, lo si sente nelle righe che scrive. Lo si sente quando ci parla della vita del cantautore in un'interessante biografia all'inizio di questo piccolo libro; piccolo di dimensioni, ma non certo di contenuti.

Dopo averne descritto in modo incisivo e vivo la biografia di “Faber”, la Sanna affronta il tema della poetica e delle ispirazioni che hanno suggerito le canzoni di De Andrè. Le tematiche affrontate sono: i volti della morte nell'opera di De André, i volti dell'amore: prostituta, madre e amata, echi musicali e letterari, la lingua cantata e infine non poteva mancare da parte di una ragazza sarda innamorata anche della sua terra «L'omaggio alla Sardegna», che il cantate genovese ha eletto a sua seconda patria.

In questo excursus la Sanna confronta i testi delle canzoni, che hanno costituito l'opera del cantautore, per individuare il pensiero di Faber, ma non confronta solo i testi fra loro, ma li confronta anche con gli echi letterari che possono averlo ispirato, sia quelli moderni, sia quelli classici.

La lettura di questo testo scorre piacevole e impone riflessioni sul valore di un'opera, quella di Fabrizio De André, che per prima cosa è poesia profonda, ma alla portata di tutti. La voglia dell'autrice di «scoprire ciò che ha vissuto, amato e letto» il poeta-cantautore, ci permette così di conoscere meglio questo personaggio che è stato live motive per mezzo secolo della nostra vita.

Un libro da non perdere per chi vuole conoscere De Andrè o solo capire meglio le sue canzoni.

(Cricio, Spaziodi Magazine, 18/12/2009)