Se vivi negli Stati Uniti puoi diventare professionista del sesso
perché, pur fiera del tuo diploma in arti liberali, stai disoccupata
per un po’ finché l’unico lavoro con aria condizionata e assicurazione
medica pagata che trovi è quello di responsabile di un videonoleggio
porno. Il videonoleggio porno più grosso e rifornito della città, per
nulla pubblicizzato ma che va avanti per il passaparola, pieno di
chicche e 'specialità'. Lì entra davvero chiunque, dal padre di
famiglia al manager sbrigativo ma tu li dividi comunque in due
categorie, C1 e C2. Cioè quelli che entrano, scelgono, pagano ed
escono, e quelli che cercano la conversazione con te. Quando i clienti
di entrambe le categorie cominciano a chiamarti la Regina del Porno, e
soprattutto quando sei colpita durante una tentata rapina, però – cosa
che negli Usa che può avvenire in qualsiasi negozio di grosse
dimensioni – cambi mestiere. Oppure accade che t’innamori di un ragazzo
che si prostituisce e cominci a farlo insieme a lui. Ma puoi anche
essere semplicemente appassionata, così scegli di farlo intuendo che
incontrerai una varia e incredibile umanità, se non altro…
Non ci si riesce, e non se ne esce. Sono pochi i sex worker che
rispondono all’invito del curatore Mattilda, cioè Matt Bernstein
Sycamore, e invece di parlare dei loro clienti, come promette il
sottotitolo di questa antologia, raccontano di sé e del perché a un
certo punto della propria vita si sono trovati a guadagnare con il
sesso. Vedi la testimonianza dell’uomo innamorato, o della
tossicodipendente che sì, non si risparmia nel descrivere il suo
finanziatore, ma è certo più accurata nel racconto soggettivo e
filtrato dal suo impellente bisogno. Qualcuno, come la “Regina del
Porno” Jo Anne C. Haane, o lo scrittore aspirante regista Christopher
Boyd ti regalano qualche dettaglio che mai immagineresti, ma la
soggettiva della maggior parte dei ventiquattro autori, si siano
spogliati in un teatro o abbiano venduto il proprio sperma, resta la
principale attrazione di questa raccolta ben curata, ben scritta,
comunque interessante su come si fanno soldi con il sesso, più che su
chi spende soldi per il sesso. L’intento disatteso di tutti i media
informativi che nel sesso, come si vede in questi giorni dalle nostre
parti, ci sguazzano sempre. Le due paroline del titolo, che riprendono
la formula recitata dai bambini anglosassoni che girano per il vicinato
mascherati da mostri in occasione della festa di Ognissanti, sono
combinate diversamente per dividere in tre parti il volume, e
rappresentano forse una preghiera a leggere queste storie talvolta
crude e impensabili senza paura né pregiudizi.
(Marianna Loy, Mangialibri, 06/11/2009)

Dolcetti e Scherzetti è un volume
dall’aspetto tanto invitante quanto pericoloso. Effepi Libri sforna
questo libro dedicato ai professionisti del sesso - e teneramente
dedicato a tutte le puttane del mondo (siano uomini siano donne) che
scrivono sui loro clienti come nulla fosse, e noi cadiamo nella trappola
e ci mangiamo i gomiti per non averlo scoperto prima e l’attrazione
esercitata dall’immagine golosa della copertina, scelta per concupirci,
è qualcosa che però strada facendo ci darà molto da riflettere e il
nostro sorriso accondiscendente si tramuterà in una espressione forse
amara. Le storie ivi contenute, tutto sommato pregne di una retorica
intelligente ed equilibrata a forza di squilibri, e contenenti una
sottile morale di fondo, lungi dal non discostarsi particolarmente da
quanto affermato in sede introduttiva dall’Autore, in realtà ci
dipingono un quadro tutt’altro che rassicurante. I dolcetti e gli
scherzetti di cui di parla Matt B. Sycamore - scrittore, attivista
politico e prostituto - sono quelli relativi al sesso e alle
sue diverse componenti, raccontati senza fronzoli né complimenti, visti
nella loro componente giocosa e stuzzicante quando non in quella più
umiliante e imbarazzante, nel tentativo riuscitissimo di farci
comprendere il punto di vista di chi il sesso lo vende, offre il suo
corpo spesso in cambio di droga o favori, e conduce un’esistenza sempre
sul filo del rasoio al bivio tra la disperazione e il caos
socio-emotivo. La trama intessuta non è quella della classica fiaba
disneyana; qui di favoloso c’è molto poco e nonostante i ritratti delle
vite tracciate siano punteggiati - tra le altre cose - da quel brio e
quella vivacità tipici di chi vive con trasporto esistenze in bilico su
tacchi a strapiombo e col rischio sicuro di cadere prima o poi e farsi
male veramente - e da drammi interiori non indifferenti, la
particolarità di questo diario hot è che senza vergogna né altra forma
di pudore, puttane d’ogni tipo raccontano i propri clienti,
evidenziandone vizi e virtù, analizzandone aspetti comici o meno,
esaminandone brutalità e bassezze, mostrandone decadenza e indecenza.
Quello che però ci colpisce - e lo diciamo tanto con onestà
intellettuale che emotiva - è che l’imbarazzo per queste vite vissute
allo sbando ma con la dignità più grande e lo sprezzo più assoluto,
forse è solo il nostro, perché di fronte ai perigli e allo scadimento
dell’esistenza, i professionisti del sesso rappresentano uno degli
aspetti tra i meno “deprecabili” in un gioco in cui la corruzione del
cuore fa rima con promiscuità, sesso a buon mercato e mercato del
sesso. La ricca fauna di omosessuali indociliti dai cristalli - non di
certo Swarovski - o imbarazzati da partner pretenziosi e
sgradevoli, il sesso più sfrontato, le prestazioni più assurde e le
richieste più strane, i soldi, il potere di ninfe e paraninfi, uomini
poco raffinati - o poco dotati - ma molto ricchi, poliziotti in
borghese e scarpe grosse, le apparenze più disoneste, i modi più
loschi, lo scambio di fluidi a richiesta, rabbini che si fanno pipe di
crack, ragazze con stivali neri alla coscia, progetti di fuga in
Oregon, prostituzione alta e bassa, spettacoli di cabaret e
masturbazione pubblica, incontri rubati, performance da urlo, puzza di
piedi e virilità esposte, è lo spettacolo di questo carosello di cinica
carne da macello, dove in tutta libertà si sta poco a questionare sul
perché e il percome il costume sociale ammetta o accetti il gioco della
domanda e dell’offerta da vicolo o da letto, e il candore della
volgarità più spinta risuona in un moto di autodeterminazione fuori dai
canoni, che non rigetta il senso prodotto anche dai gesti più estremi e
dalla sessualità più corrotta.
(Alessandra Di Gregorio, Scrittura Informa, 05/02/2009)