Un libro impedibile questo di Malcom Folley, uno dei migliori giornalisti di tennis britannici. Prendendo spunto dal celeberrimo tie break, giocatosi a Wimbledon durante la finale del 1981, probabilmente il più famoso della storia, Folley si diverte a comparare la vita di due campioni così diversi.

 

Istintivo, istrionico, primitivo, il viso nervoso punteggiato di lentiggini, l’americano. Freddo, robotico, a volte inquietante, lo svedese. La narrazione è accurata, precisa, ricca d’aneddoti che manderanno in sollucchero i veri appassionati. Il racconto delle notti di Bjorn a Londra, sembrano uscite da un romanzo di fantascienza. Il biondo svedese che dormiva nudo in albergo, con la temperatura della camera regolata a dodici gradi centigradi, mentre nella camera accanto Lennart Bergelin, l’enigmatico allenatore, si svegliava continuamente a causa dei rumori laceranti delle corde di budello delle racchette Donnay, che tirate a 35 Kg si spaccavano nella notte, vale sicuramente la lettura. Un McEnroe invece ridanciano, dispotico, a volte insopportabile. Una strada che s’incontra fatalmente una prima volta a Stoccolma, nella tana dell’Orso, (ove per inciso vince Mac) e poi ancora, più volte, fino al drammatico Tie Break, che li ha lanciati nella leggenda. 

 

Molto bravo l’autore a ricreare l’ambiente del tennis nei favolosi anni '70/'80. Si avverte nettamente che l’autore non è stato un semplice raccoglitore di notizie, ma ha vissuto a bordo campo, nelle sale stampa, sui gradini degli stadi. Emozioni raccontate con stile sobrio, ma avvincente. A volte la narrazione è così precisa che sembra di essere dentro un raffinato romanzo, gli spaccati dei giocatori, soprattutto le loro emozioni e le condizioni psicologiche sono ben dettagliate e scritte. Molto brillante anche l’analisi dei personaggi, soprattutto quella dedicata a Bjorn nella parte finale della carriera. Un giocatore, un personaggio, che perde la sua aria di robotico efebo, per diventare un personaggio quasi romantico, sperduto al di fuori delle linee di un qualsiasi campo da tennis.

Se vogliamo, la parte dedicata al tie break, è la meno riuscita del libro. Un racconto si preciso ma piuttosto arido della partita e se vogliamo fare un appunto, la traduzione del capitolo, al contrario del resto del libro, è piuttosto scadente, quasi che si siano usate due differenti persone.

Come amante della storia del tennis non perderei questo prezioso libretto che terrei volentieri nella sacca delle racchette per dare una veloce letta tra una partita e l’altra.

(Corrado Erba, 0-15 Tennis Magazine, luglio 2007)

 

Borg vs McEnroe

di Marco Vecchi

(Tennis Italiano, Gennaio 2007)

Malcom Folley, cronista sportivo del Mail on Sunday, è l'autore di Borg vs McEnroe – la più grande rivalità del tennis moderno. Tradotto da Chiara Basso con la prefazione di Adriano Panatta, il libro di Folley si lascia leggere con estrema scorrevolezza attraverso una narrazione accattivante e dinamica. Alla rivalità fra i due grandi campioni, fulcro della narrazione, fa da sfondo tutto l'ambiente tennistico della seconda metà degli anni Settanta. Con buon fluire di penna, Folley accompagna il lettore nel mondo dei grandi tornei, Wimbledon su tutti, citando direttori di gara, giudici arbitri, giudici di sedia, allenatori, mogli, Mariana Simionescu, vera musa protettrice del talento svedese, creando una lettura piacevole, coinvolgente, allargata. L'appassionato ritrova insieme a Connors, Fleming, Gerulaitis, Nastase, le citazioni di ben più di cento fra giocatori e giocatrici, un grande "amarcord", un vero e proprio affresco d'epoca che si allarga, al di fuori del rettangolo di gioco, a personaggi politici e a stars dello spettacolo. Insieme alla cronaca dei match salienti, su tutti la finale londinese dell'80, con un tie-break rievocato "minuto per minuto", l'autore non si limita alla descrizione di Borg e McEnroe "tennisti", ma azzarda su Borg e McEnroe "uomini". Lo svedese primo idolo delle teenager, grande programmatore, esecutore devoto di tutte le indicazioni di Bergelin, dotato da madre natura di un self-control assoluto, riservato, inappuntabile, inesauribile palleggiatore, glaciale e spietato nei suoi passanti decisivi, introflesso in se stesso.

L'americano, ineguagliabile nel talento, irascibile, spocchioso, incapace di trattenere le proprie sensazioni, immediato e utilitaristico come la sua educazione newyorchese, stratega solitario di innumerevoli dispute, quasi compiaciuto di essere contro tutti, spontaneo al punto di sopportare le critiche, le squalifiche, i fischi.

Due grandi campioni, due personalità completamente diverse, accomunati da un "ego" dilagante spesso prevaricatore anche nella relazione con le persone più care. Un unico obiettivo, essere il giocatore migliore del mondo, vincere! Come tennisti, Borg e McEnroe, restano nella storia, come uomini: al lettore e... ai posteri l'ardua sentenza.

Quel match li rese amici

di Daniele Azzolini

(MatchPoint Magazine, numero speciale, 28/06/2006)

Non sono certo vite parallele, quelle di Bjorn Borg e John McEnroe. Non sarebbe stato possibile. Diversi, lontani, nemmeno coetanei. Eppure i due hanno finito per confluire, incontrarsi e fondersi. A leggere le loro storie sembra quasi che Bjorn e Mac, senza sentirsi, forse senza nemmeno conoscersi, si fossero dati un appuntamento. E il loro incontro ha costruito alcune delle pagine più importanti del tennis moderno. Dietro a quel rendez-vous voluto dal caso, o dal Fato, prende forma Borg vs McEnroe, il libro di Malcom Folley edito dalla Effepi Libri dell'amico Pietro Farro, appassionato e conoscitore di tennis. Inglese, cronista sportivo per il Mail on Sunday, Folley si diverte a intrecciare le vite particolari dei due campioni, tra un Borg già da record che cade in adorazione della sua Mariana (Simionescu, ovviamente) ma è costretto a invitarla a cena alla presenza del suo mentore Bergelin, e un McEnroe giovanetto ma già impegnato a «portare la sua strafottenza di New York su un campo centrale». Da bravo cronista, Folley niente tralascia. Anzi, recupera particolari inediti, interviste di quegli anni lontani, e lascia che proprio da simili memorabilia filtri l'atmosfera di quel tennis primi anni Ottanta. Fino all'appuntamento... che prende forma il 5 luglio 1980 sul Centre Court di Wimbledon, finale del Championship. Un match indimenticabile, deciso nel quarto set da un tie-break talmente intenso da stringere i due in un'amicizia che ancora dura. Scrive nella sua prefazione Adriano Panatta: «McEnroe fu la risposta a Borg. Ma se fosse venuto prima John, molto probabilmente sarebbe nato un Bjorn, in Svezia o da qualche altra parte, che avrebbe finito per opporsi a McEnroe. Il libro li unisce in questo racconto. E il motivo in fondo è chiaro a tutti. Erano due parti di un'unica vicenda».